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- Quante scoperte ascoltando
la normalità giovanile-
Durante le festività dell’Immacolata sono stato invitato a
un campo scuola per giovani animatori. La casa che ospitava i 130 ragazzi,
dai 13 ai 20 anni, con i loro educatori era immersa in una splendida corona
di alte montagne innevate. La montagna esercita su di me una forza
religiosa. La grandiosità della natura, monti, stelle, mare, mi invita
all’umiltà, aiuta a sentirmi creatura. Sono arrivato alla casa alpina verso
le 20; i ragazzi erano in refettorio; varcata la porta sono stato accolto da
un lungo applauso che mi ha stupito; l’ho sentito caldo e vero… una strana
piacevole sensazione.
I 3 incontri che ho avuto con i ragazzi, divisi per fasce
di età, sono stati accompagnati da sguardi di simpatia. Sono ripartito alle
20 del giorno successivo. Ho trascorso 24 ore davvero piacevoli.
Osservandoli ed ascoltandoli, quei 130 giovani mi sono sembrati
assolutamente normali. Provavo a immaginare le sofferenze che avevano nel
cuore: legami infranti, sogni traditi, solitudini, ferite non curate. Li
immaginavo sofferenti, come tutti i loro coetanei, e li vedevo contenti.
Sono convinto che il clima sereno del campo nasceva dall’Eucarestia
celebrata ogni giorno e dalla preghiera abbondante che spontaneamente sgorga
dall’Eucarestia; durante la giornata della mia visita venne a celebrare la
S. Messa il vescovo; i canti erano belli, accompagnati da due flauti
traversi, una tastiera, due chitarre, un piccolo tamburo, un violino.
Nell’attesa del vescovo, che per motivi di traffico era un pò in ritardo, ci
siamo messi a pregare con i giovani il Rosario.
In quelle 24 ore ho visto tanti ragazzi in gamba, generosi,
simpatici, intelligenti, talentuosi, normali, accompagnati da sacerdoti ed
educatori credenti.
Alcuni giorni fa mi sono comprato un libro dal titolo “la
fuga dei talenti”; è una raccolta di storie di giovani che sono dovuti
andare all'estero per motivi di studio o professionali; prego perchè nessun
giovane talento “fugga dalla chiesa”; immagino che molti si allontanino
perchè in fondo non hanno mai conosciuto Gesù, altri perchè non si dicono
loro cose interessanti, riguardanti la loro vita, altri ancora spariscono
perchè non si lascia loro spazio.
Al termine dell’incontro che ho avuto con i ragazzi di
terza media e di I e II superiore mi si è avvicinato un adolescente
chiedendomi se ero sicuro che Dio ascolta le nostre preghiere ed agisce per
il nostro bene. Dopo avergli confermato la mia certezza, mi spiegò che più
di una persona adulta gli aveva risposto che non serve pregare perché Dio sa
già tutto. La preghiera semplice è, a mio modo di vedere, il più bello, il
più giovanile, il più autentico dei gesti di un credente. I giovani non sono
un problema! Sono una risorsa, ci aiutano ad essere al passo con i tempi, ci
insegnano tante cose.
Don Nicolò Anselmi
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