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- Amicizia, antidoto al
vuoto d’affetto e d’ascolto -
Alcune settimane fa un mio carissimo
amico ha festeggiato il 25° anniversario della sua ordinazione sacerdotale.
Ho avuto la gioia di partecipare alla celebrazione della S. Messa nella sua
parrocchia; in modo semplice e caldo, con la preghiera, i doni, i canti, i
“grazie”, la gente gli ha detto che gli voleva bene. Anche noi “amici preti”
ci siamo permessi di regalargli un paio di sci per esprimere il nostro
affetto; lo sci è una passione comune che diventa occasione di fraternità.
E’ bello avere dei veri amici; ringrazio il Signore perché fra i miei
confratelli sento di averne; l’amicizia vera è un dono grande e, purtroppo,
è una rarità. Alcuni anni fa stavo per partire con un bel numero di giovani
per un campo diocesano quando mi capitò un gravissimo problema familiare.
Istintivamente pensai di chiedere aiuto al viceparroco della mia parrocchia
di origine, dove ancora abita mia mamma; mi rivolsi a lui, un prete molto in
gamba, per chiedergli se poteva sostituirmi; immediatamente mi disse di sì,
senza pensarci, anche se quell’estate aveva già fatto molti campi; non
dimenticherò mai questo gesto di amicizia sacerdotale!
Nella sua recente enciclica, “Caritas in Veritate”, il Santo Padre parla di
fraternità applicandola allo sviluppo umano, economico e politico. Essere
fratelli è ancora di più che essere amici veri; l’espressione “in veritate”
è interessante; cosa significa amare davvero, essere amici nella verità; non
è semplice capire quando si è sulla strada giusta e vera.
Il mio padre spirituale è parroco in una grande parrocchia di città. Con lui
parlo della mia vita interiore, del mio rapporto con Gesù e della mia vita
pastorale di prete con la gente; in fondo questi due aspetti vanno a
braccetto, anzi sono praticamente la stessa cosa. Ultimamente mi raccontava,
ed anche io raccontavo, delle sofferenze tremende di tante persone, giovani
e adulti, collegate a situazioni affettive non chiare, appiattite sulla
corporeità, su comportamenti sessuali non veri, che alla fine lasciano
l’amaro in bocca.
Tutti abbiamo un vuoto affettivo da riempire, che spesso urla in modo
terribile; talvolta tentiamo di riempirlo con le cose da fare; molti lo
fanno con il cibo o le bevande, con altre sostanze, con immagini, con gesti
o con cose da toccare o da possedere; capiamo che un vuoto spirituale va
colmato con ingredienti spirituali, non materiali, ma non ci riusciamo.
Più amicizia vera renderebbe meno necessari riempitivi disordinati che alla
fine lasciano un retrogusto triste, come una bevanda inizialmente dolce ma
alla fine velenosa. In un recente incontro una ragazza di 15 anni ha detto
con lucidità che “l’amicizia di Gesù riempie il cuore ed è sempre
disponibile”. Gesù è un amico vero; che riempie il cuore. Il responsabile
del Servizio di pastorale giovanile di una diocesi mi ha detto che inizierà
l’Avvento con una grande Liturgia penitenziale e con la possibilità di
accostarsi al Sacramento del Perdono, della Misericordia, dell’Amore di Dio.
L’amicizia ha bisogno di tempo, di fatti, di rispetto, di ascolto, di
sofferenza, di dono, di castità, di attesa, di ricerca, di umiltà, di
povertà, di preghiera, di obbedienza alla voce dello Spirito Santo.
Don Nicolò Anselmi
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