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La traccia per gruppi giovani e giovanissimi 2008-2009

 
 
L'editoriale di don Nicolò
  1) La vita di coppia, gioia da condividera con gli altri
2) I buoni esempi trascinano
3) Quei regali inattesi di chi sa “vedere” gli altri
4) Quei regali inattesi di chi sa “vedere” gli altri
5) Quante scoperte ascoltando la normalità giovanile
6) Gioie negate per un bene piu' grande
7) Vincere la pigrizia e partire
8) Gli incontri che svegliano il nostro cuore distratto
9) Amicizia, antidoto al vuoto d’affetto e d’ascolto
10) Decidere di dare la vita
 
 
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RIGUARDO IL CROCIFISSO
 
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IL CROCEFISSO SI’, I CROCIFISSI NO!

Non è un gioco di parole ma è quanto sta accadendo in questo fine anno sul problema del Crocefisso fatto di croce con Gesù inchiodato sopra. Non è novità questa; sono duemnila anni, dai tempi di San Paolo che il crocefisso era “scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani”. Si riferiva ai greci, ai romani, alla ricca società di allora. In questi ultimi giorni si è parlato a proposito e a sproposito. Si è detto che il crocefisso è un “simbolo inoffensivo”, come se fosse una statuetta che fa male a nessuno. Nelle scuole è considerato come un “arredo scolastico” alla stregua di cattedre, banchi e gessetti. C’è chi impugna le crociate per difendere la croce e poi si dedicano ai riti pagani del dio Po. C’è chi vuole manifestazioni pubbliche per “difendere la croce” ma fa altrettante manifestazioni per “cacciare i crocifissi della società”: gli immigrati, gli stranieri, gli zingari.
Fu proprio l’ideologia più pagana della storia, il nazismo, a scatenare la guerra al crocefisso. Natalia Ginzburg, ebrea e atea negli anni ottanta scrisse: “Il crocefisso non genera nessuna discriminazione. Tace. E’ l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente. Perchè mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei ? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager ? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli. A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai bancvhi di scuola”.
Come sacerdote non sto a difendere il crocifisso, è lui che difende me e noi tutti. Lo porto nel cuore e appeso al collo fin da quando mia mamma me lo ha messo alla catenina. Venticinque anni fa nel duomo di Saluzzo il Vescovo mons. Fustella mi consegnò il crocefisso come partente per la missione. Qualche settimana dopo, in pieno inverno ho salutato papà e mamma per prendere l’aereo e partire. Avevo la croce nascosta nella cravatta. Mamma mi dice: “Beppe, dua l’e la crus?”. La faccio vedere, lei la bacia, da un bacio a me e dice: “Alura sa las la crus pos andè missiunari!”. Dopo il Vescovo quella con mia mamma è stata la seconda consegna della croce che ho ricevuto.
Durante i miei anni di sacerdozio ho portato croci sulle montagne e ho cercato di portare un po’ delle sofferenze dei tanti “crocifissi” che ho incontrato sia in Brasile sia in Italia.
 

don Beppe Dalmasso
responsabile diocesano Caritas

 

 

CROCIFISSO: SI' o NO?

Trovo che la ricerca della contrapposizione nelle idee e ahinoi non solo in quelle, sia per noi uomini una delle cose che ci dividono di più ma che nello stesso tempo più ci appassiona. E’ questo che ho notato nelle ultime due settimane a proposito del polverone sollevato dal parere della Corte dei diritti dell’uomo che invita l’Italia a rimuovere il crocifisso dalle aule scolastiche e dagli ambienti adibiti a pubblico servizio. Consapevole che ci sono ben altri problemi in Italia e nella vita di ciascuno, in questi giorni, con colleghi, alunni e molte altre persone ho avuto modo di parlarne. Confesso che un’idea chiara e definitiva non l’ho ancora raggiunta, anche perché spesso nelle riflessioni intelligenti che ascolto, trovo motivi per ricalibrare le mie idee personali e perché no, anche eventualmente per cambiare parere. E’ così che si cresce. Crocifisso sì o no nelle aule ?
Io personalmente ritengo che il crocifisso ci possa stare nelle nostre scuole, nei nostri tribunali, ospedali, ecc… Ci possa stare, ma non direi che ci deve stare per forza. Con questo intendo dire che se questo simbolo diventa o diventasse segno di profonda divisione, raggiungendo lo scopo contrario di cui vorrebbe essere segno, allora sarebbe meglio che fosse rimosso. E prima di tentare un breve elenco delle mie le idee pro crocifisso, ci tengo ad ammettere che condivido alcune argomentazioni contro la presenza del crocifisso in certi locali, ma nonostante questo, protendo per l’altra soluzione di cui ora provo a parlare.
Dico che ci possa stare perché è caro religiosamente e culturalmente alla stragrande maggioranza del popolo italiano. Dico caro perché anche se viviamo in un contesto secolarizzato e non basta dirsi cristiano per esserlo effettivamente, alle persone questo simbolo è familiare. Dico che ci possa stare perché ha un valore culturale per la nostra storia, non solo religiosa, ma anche artistica, architettonica, letterale, musicale…Parla di noi, dell’Italia, dell’Europa.
Poi, e personalmente forse è la riflessione che più sento mia, credo che questo simbolo possa essere inteso anche come segno di unità fra credenti cristiani, non credenti e credenti di altre fedi, perché scorgo in esso almeno quattro grandi valori che tutti uniscono a livello umano. Io in quell’uomo crocifisso, vedo l’immagine di un uomo che è stato esempio di fedeltà ad un’ideale, ad un impegno, una missione, fedele fino in fondo. In quelle braccia spalancate vedo il segno dell’accoglienza verso ogni persona. In quell’uomo vedo la libertà negata e soffocata con violenza, che suona come un monito per il nostro mondo di oggi. Non penso che questo simbolo risulti offensivo o strumento di libertà limitata. Infine vedo in esso la condizione dell’uomo di sempre, che con fatica e magari sofferenza porta avanti con coraggio la vita, anche se piena di difficoltà, delusioni vere sofferenze. Credo che il crocifisso sia una ricchezza per tutti, riporlo in un cassetto sarebbe un vero peccato, un’ennesima occasione persa per pensare e agire in modo più umano.

don Marco Bruno
Insegnante di Religione

 

 
 
Postato il Lunedì, 14 dicembre @ 15:46:48 CET di admin
 
 
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