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IL CROCEFISSO SI’, I CROCIFISSI NO!
Non è un gioco di parole ma è quanto sta accadendo in questo fine
anno sul problema del Crocefisso fatto di croce con Gesù inchiodato
sopra. Non è novità questa; sono duemnila anni, dai tempi di San Paolo
che il crocefisso era “scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani”.
Si riferiva ai greci, ai romani, alla ricca società di allora. In questi
ultimi giorni si è parlato a proposito e a sproposito. Si è detto che il
crocefisso è un “simbolo inoffensivo”, come se fosse una statuetta che
fa male a nessuno. Nelle scuole è considerato come un “arredo
scolastico” alla stregua di cattedre, banchi e gessetti. C’è chi impugna
le crociate per difendere la croce e poi si dedicano ai riti pagani del
dio Po. C’è chi vuole manifestazioni pubbliche per “difendere la croce”
ma fa altrettante manifestazioni per “cacciare i crocifissi della
società”: gli immigrati, gli stranieri, gli zingari.
Fu proprio l’ideologia più pagana della storia, il nazismo, a scatenare
la guerra al crocefisso. Natalia Ginzburg, ebrea e atea negli anni
ottanta scrisse: “Il crocefisso non genera nessuna discriminazione.
Tace. E’ l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il
mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente.
Perchè mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei ? Cristo non
era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di
ebrei nei lager ? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini
sono tutti uguali e fratelli. A me sembra un bene che i bambini, i
ragazzi lo sappiano fin dai bancvhi di scuola”.
Come sacerdote non sto a difendere il crocifisso, è lui che difende me e
noi tutti. Lo porto nel cuore e appeso al collo fin da quando mia mamma
me lo ha messo alla catenina. Venticinque anni fa nel duomo di Saluzzo
il Vescovo mons. Fustella mi consegnò il crocefisso come partente per la
missione. Qualche settimana dopo, in pieno inverno ho salutato papà e
mamma per prendere l’aereo e partire. Avevo la croce nascosta nella
cravatta. Mamma mi dice: “Beppe, dua l’e la crus?”. La faccio vedere,
lei la bacia, da un bacio a me e dice: “Alura sa las la crus pos andè
missiunari!”. Dopo il Vescovo quella con mia mamma è stata la seconda
consegna della croce che ho ricevuto.
Durante i miei anni di sacerdozio ho portato croci sulle montagne e ho
cercato di portare un po’ delle sofferenze dei tanti “crocifissi” che ho
incontrato sia in Brasile sia in Italia.
don Beppe Dalmasso
responsabile diocesano Caritas
CROCIFISSO: SI' o NO?
Trovo che la ricerca della contrapposizione nelle idee e ahinoi non
solo in quelle, sia per noi uomini una delle cose che ci dividono di più
ma che nello stesso tempo più ci appassiona. E’ questo che ho notato
nelle ultime due settimane a proposito del polverone sollevato dal
parere della Corte dei diritti dell’uomo che invita l’Italia a rimuovere
il crocifisso dalle aule scolastiche e dagli ambienti adibiti a pubblico
servizio. Consapevole che ci sono ben altri problemi in Italia e nella
vita di ciascuno, in questi giorni, con colleghi, alunni e molte altre
persone ho avuto modo di parlarne. Confesso che un’idea chiara e
definitiva non l’ho ancora raggiunta, anche perché spesso nelle
riflessioni intelligenti che ascolto, trovo motivi per ricalibrare le
mie idee personali e perché no, anche eventualmente per cambiare parere.
E’ così che si cresce. Crocifisso sì o no nelle aule ?
Io personalmente ritengo che il crocifisso ci possa stare nelle nostre
scuole, nei nostri tribunali, ospedali, ecc… Ci possa stare, ma non
direi che ci deve stare per forza. Con questo intendo dire che se questo
simbolo diventa o diventasse segno di profonda divisione, raggiungendo
lo scopo contrario di cui vorrebbe essere segno, allora sarebbe meglio
che fosse rimosso. E prima di tentare un breve elenco delle mie le idee
pro crocifisso, ci tengo ad ammettere che condivido alcune
argomentazioni contro la presenza del crocifisso in certi locali, ma
nonostante questo, protendo per l’altra soluzione di cui ora provo a
parlare.
Dico che ci possa stare perché è caro religiosamente e culturalmente
alla stragrande maggioranza del popolo italiano. Dico caro perché anche
se viviamo in un contesto secolarizzato e non basta dirsi cristiano per
esserlo effettivamente, alle persone questo simbolo è familiare. Dico
che ci possa stare perché ha un valore culturale per la nostra storia,
non solo religiosa, ma anche artistica, architettonica, letterale,
musicale…Parla di noi, dell’Italia, dell’Europa.
Poi, e personalmente forse è la riflessione che più sento mia, credo che
questo simbolo possa essere inteso anche come segno di unità fra
credenti cristiani, non credenti e credenti di altre fedi, perché scorgo
in esso almeno quattro grandi valori che tutti uniscono a livello umano.
Io in quell’uomo crocifisso, vedo l’immagine di un uomo che è stato
esempio di fedeltà ad un’ideale, ad un impegno, una missione, fedele
fino in fondo. In quelle braccia spalancate vedo il segno
dell’accoglienza verso ogni persona. In quell’uomo vedo la libertà
negata e soffocata con violenza, che suona come un monito per il nostro
mondo di oggi. Non penso che questo simbolo risulti offensivo o
strumento di libertà limitata. Infine vedo in esso la condizione
dell’uomo di sempre, che con fatica e magari sofferenza porta avanti con
coraggio la vita, anche se piena di difficoltà, delusioni vere
sofferenze. Credo che il crocifisso sia una ricchezza per tutti, riporlo
in un cassetto sarebbe un vero peccato, un’ennesima occasione persa per
pensare e agire in modo più umano.
don Marco Bruno
Insegnante di Religione