MERAVIGLIOSO ON LINE
 
 
 
 
VIE
 

 

La traccia per gruppi giovani e giovanissimi 2008-2009

 
 
L'editoriale di don Nicolò
  1) La vita di coppia, gioia da condividera con gli altri
2) I buoni esempi trascinano
3) Quei regali inattesi di chi sa “vedere” gli altri
4) Quei regali inattesi di chi sa “vedere” gli altri
5) Quante scoperte ascoltando la normalità giovanile
6) Gioie negate per un bene piu' grande
7) Vincere la pigrizia e partire
8) Gli incontri che svegliano il nostro cuore distratto
9) Amicizia, antidoto al vuoto d’affetto e d’ascolto
10) Decidere di dare la vita
 
 
NewsLetter
 

Clicca qui e iscriviti subito alla nostra Newsletter, per ricevere sulla tua email gli appuntamenti e le iniziative

 
 
 

In anteprima per voi il più grande bestseller della storia...


 
 
DOVE CIELO E TERRA Si INCONTRANO...
 

 

PRESTO LE FOTO ON LINE!!!

 
 
Perché così sospettosi ?
 
In Primo Piano Riflessioni a margine del suicidio di un giovane


 

Di tanto in tanto si ha la sensazione di essere attorniati da virus e malattie. Gli stessi computer ogni tanto rischiano di ricevere virus, e allora cerchiamo di difenderli in qualche modo. Un tempo si parlava di mucca pazza, adesso di influenza suina. Guardi la vita reale e ti accorgi di molte persone ammalate.

Tra le tante malattie che affliggono l’umanità ce n’è una di cui non si parla, ma che tutti in qualche modo ci portiamo dentro, per eredità: è il sospetto. In termini difficili, nella tradizione cristiana, si chiama “peccato orginale”.

E’ la terribile sensazione di sospettare che “sotto sotto” nella vita non ci sia nulla che valga davvero la pena di essere vissuto, nulla che meriti di prendersi totalmente il nostro cuore. Tale tentazione ci porta sempre a dire: “temo non valga granchè la pena”. Così guardiamo tutto con questo sospetto e, piano piano, le persone e le vicende, i paesaggi e gli affetti, sbiadiscono al nostro sguardo, perdono colore, perdono sostanza, perdono interesse.

Il segno forse più concreto dell’umanità affetta dalla malattia del sospetto sono quelle persone che, in un momento di grande difficoltà, confusione o debolezza, gettano la spugna e smettendo di lottare pongono termine alla loro vita terrena. Terribile !!! Sono arrivati al punto di tirare da soli le conclusioni senza più credere a niente e a nessuno. Non hanno più creduto nella vita, forse da tanto tempo avevano smesso di credere nella vita, chissà se mai ci avevano creduto veramente.

E’ un po’ la storia di Adamo ed Eva che credevano di essere in paradiso ed invece, ad un certo punto, si ritrovano all’inferno. Come avviene quella trasformazione dal paradiso all’inferno ? Causa l’inganno del serpente, causa l’atteggiamento di superbia col quale vogliono occupare il posto di Dio, causa lo scaricare ciascuno le responsabilità di qualcun altro senza assumersi minimamente le proprie.

La stessa cosa spesso succede a noi: guardiamo il mondo con sospetto, temendo che dietro si celi una delusione. Sospettiamo fino al punto da non crederci più. Amicizie, coppia, lavoro, studio, politica, fede … quante volte diciamo: “non ne vale la pena”. Ma per vivere bisogna aggrapparsi a qualcosa,o a qualcuno. A cosa ci aggrappiamo, noi così sospettosi ?

Ai numeri, per esempio. La nostra società si aggrappa ai numeri: è tutto da sospettare, ma i numeri, quelli sono ancora una faccenda sicura: calcoli, statistiche, percentuali. Due più due fa sempre quattro; tre per due fa sempre sei. Abbiamo delle certezze. Ma se poi guardiamo la vita ci accorgiamo che non funziona così; nella vita le cose funzionano in modo diverso che nella matematica. Purtroppo misuriamo le cose che facciamo con la pretesa che il risultato sia sempre adeguato, ma la vita ha una logica diversa. Contiamo, facciamo il calcolo, ed esigiamo rigorosamente il risultato.

Così facendo non c’è più alcun regalo; per gente che sospetta che la vita non abbia senso, esistono solo i calcoli, sono banditi i regali, viene eliminata la logica del dono. Nel nostro mondo si fatica a regalare: soprattutto si fatica a regalare ciò che non si vede. Un esempio ? La pazienza. Quanta pazienza regaliamo ? Pazienza verso i genitori, pazienza verso i compagni di classe, pazienza per i colleghi di lavoro, pazienza con gli amici del tempo libero. Quanto abbiamo la forza di trangugiare bocconi un po’ amari ? Non c’è più nessuno che vuole trangugiare: abbiamo i nostri diritti che gli altri devono rispettare; chi ha il coraggio di portare i pesi degli altri ? Noi sappiamo portare i pesi degli altri ? Come adulti sappiamo portare i pesi dei giovani ? Come amici giovani sappiamo sostenerci gli uni gli altri nel portare i pesi oppure cerchiamo solo di riempirci la vita con le cose che si vedono, si toccano, si misurano ? Pensiamo a riempirci la pancia, le orecchie, gli occhi, il tatto … e il cuore ?

In questa situazione è fondamentale trovare qualcosa che ci aiuti a vincere il sospetto. Occorre trovare un senso a tutto ciò che viviamo: mangiare, amare, giocare, lavorare, dormire, bere, soffrire, abbracciare, piangere, ridere, ecc. Solo se troviamo un senso a tutto questo riusciremo a vincere il sospetto e supereremo la tentazione di divorare ogni cosa, per paura di perderla.

L’inno alla gioia di Beethoven si conclude con queste parole: “Questo bacio vada al mondo intero: gioite, dietro questo cielo stellato deve abitare un padre affettuoso”. Bellissimo !!!

Dietro questo cielo, anzi, dentro questo mondo abita un Padre buono, un Padre che si cura di ogni cosa e che ha mostrato il suo volto risuscitando Gesù da morte. Un Padre così è davvero affidabile: di Lui, finalmente, non dobbiamo più sospettare. Ed in Lui possiamo vincere il sospetto per ogni cosa. In Lui si può credere alla vita !!!

Stiamo per cominciare l’avvento, un tempo di attesa: attesa che la promessa si compia. Attesa che quel Gesù, che è già venuto sulla terra, ritorni presente più che mai nella nostra vita, e ritorni un giorno in modo definitivo per la salvezza di tutti. Questo Lui ci ha promesso, questo noi vogliamo imparare ad attendere con fiducia. Già, attendere, aspettare, non sono verbi che si possono coniugare senza speranza, o in solitudine. Se attendo è perché spero con tutto me stesso che arrivi qualcuno; se attendo è perché vivo e assaporo già la bellezza della compagnia di qualcuno.

Ogni realtà, ogni situazione della nostra esistenza terrena, anche la più triste e cupa, può essere guardata da un punto di vista nuovo, diverso: quello della fede. Se partiamo dalla fede la vita non cambia, non si trasforma in modo magico. Restano le malattie, le crisi, le ingiustizie, le morti. Ma tutto cambia, perché c’è una certezza: la via non è persa, non è mangiata dal nulla, non è divorata dal male. La mia vita è in buone mani. Ho una strada su cui camminare. E’ come se la fede ci aiutasse a dire: “Sì, Dio non smette di essere un Padre buono”.

Ogni giorno continua ad essere vero quanto vissero i pastori a Betlemme: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia” (profeta Isaia).


 

 
 
Postato il Mercoledì, 02 dicembre @ 21:51:29 CET di admin
 
 
Pastorale giovanile e vocazionale - ACR - Diocesi di Saluzzo © All Rights Reserved WebDesign by GHIBUX Hosting by LRC Servizi Internet